Paolo Sorgi | Professionista in comunicazione pubblicitaria
Chi sono
Lavoro nel marketing e nella comunicazione con un approccio operativo e orientato al business.
Il mio percorso professionale è iniziato dalla scrittura e dalla produzione video, per poi evolversi verso ruoli di coordinamento e responsabilità interna nella gestione di brand, contenuti e attività di marketing.
Oggi metto insieme esperienza creativa e visione organizzativa, con particolare attenzione al posizionamento, alla coerenza del brand e al supporto dell’area commerciale.
Comunicazione e Marketing
Negli ultimi anni ho lavorato come responsabile marketing e comunicazione in edilizia, accompagnando l’azienda in una fase di crescita, da realtà locale a general contractor nazionale nell’ingegneria idrica e civile.
Mi sono occupato principalmente di posizionamento del brand, comunicazione integrata, coordinamento dei fornitori e supporto all’area commerciale.
Scrittura e copywriting
Vengo dalla scrittura. Ho iniziato come copywriter e continuo a lavorare direttamente sui testi quando serve, curando tono, sintesi e coerenza con il posizionamento del brand.
Nel tempo ho imparato che un messaggio efficace nasce dall’equilibrio tra chiarezza e carattere: trovare le parole giuste, nel modo giusto, in comunicazione è fondamentale.
L’attenzione al messaggio è per me centrale anche nella gestione di un brand, perché aiuta a evitare ambiguità e a dare una direzione chiara al lavoro.
Video e linguaggi audiovisivi
Il video è stata per anni la mia attività centrale. Lavorare con immagini, ritmo e montaggio mi ha insegnato a costruire una narrazione, a scegliere cosa dire e cosa lasciare fuori, a dare forma a un messaggio che resti.
Imparare a padroneggiare lo storytelling mi ha abituato a pensare in termini di struttura, coerenza e impatto. Le aziende vivono di messaggi: saperli costruire è una risorsa che ritengo preziosa e che mi porto in ogni contesto lavorativo.
Nel tempo ho lavorato su progetti per aziende e istituzioni, tra cui uno spot web per BMW e un documentario per il CNR sulla ricostruzione post-sisma a L’Aquila.
Ho insegnato linguaggi audiovisivi in ambito scolastico, un’esperienza che mi ha obbligato a rendere chiari e strutturati concetti che nel lavoro creativo spesso restano impliciti. In aula si impara presto che l’attenzione non è scontata: va conquistata con chiarezza, coerenza e credibilità.
Esperienza editoriale
Ho ricoperto il ruolo di responsabile editoriale del network GuidaAcquisti, curando contenuti, organizzazione redazionale e attività SEO. Un’esperienza che mi ha insegnato quanto conti saper bilanciare qualità dei contenuti e dati, creatività e performance.
L’approccio
Lavoro in modo diretto e responsabile. Mantengo lucidità anche nei contesti complessi, privilegiando chiarezza nelle decisioni e qualità delle relazioni.
Chi sono
Mi chiamo Paolo sorgi, e lavoro in comunicazione d’impresa. Progetto immagine di marca, campagne pubblicitarie, strategie di comunicazione.
Ma la cosa più interessante è che di recente ho ritrovato i quaderni delle elementari. Pagine fantastiche intervallate da qualche compito a casa.
La maestra Maria, oggi, si metterebbe in tasca l’intero MIUR in quanto a metodo. Mi ha insegnato a guardare oltre l’ovvio, e a mettere insieme cose apparentemente estranee, per creare qualcosa che, semplicemente, prima non c’era.
Mi ha insegnato a mettere le regole al servizio del mesaggio, credendo prima di tutti in quella tensione creativa che riempiva il mio zainetto. Anziché piegarla al binario ministeriale, l’ha saputa coltivare.
Da lì in poi qualsiasi cosa sia passata per le mie mani è diventata uno strumento per esplorare il mondo, e per raccontarlo a modo mio: la Yashica a pellicola di famiglia, la tastiera Bontempi con cui a sette anni suonavo nei Pink Floyd (lo giuro!), la telecamera VHS con cui ho imparato forzatamente il montaggio in camera perché col Commodore 128 non si poteva fare.
Ma non mi bastava: ben presto ho iniziato a vivisezionare i rullini per capire da dove venisse la magia, idem per i tasti della Bontempi, custodi esoterici di quei suoni alieni. La telecamera invece è ancora viva: era di uno zio ingegnere che, per evitare il peggio, placava la mia curiosità insegnandomi a usare condensatori e resistenze per costruire circuiti elettronici. Magia!
Il paziente preferito, tutavia, è sempre stato il messaggio. Mancava solo una cosa: un metodo efficace per mettere tutto insieme. Stefano Traini, ordinario di Semiotica all’università, è stata la figura per me più preziosa in questo senso. Oltre al fascino di Umberto Eco, mi ha trasmesso le regole che governano il modo in cui immagini, parole e suoni producono significato.
Già facevo il copy in una radio locale, ma il passaggio accademico è stato necessario, oltre che illuminante.
Tra un esame e uno spot passavo i pomeriggi in tipografia, sbirciando il lavoro dei grafici mentre scrivevo ciò che sarebbe finito sui manifesti, al ritmo ipnotico delle rotative. Insieme ai Pink Floyd che uscivano dall’impianto del capo: accordi meravigliosi, oltre che contrattuali.
Nel ventre mentre volevo imparare sul serio il linguaggio degli audiovisivi, e per farlo dovevo mettermi dietro a un professionista. Il mio mentore e maestro d’ascia è stato Antonio “Schultz” di Loreto, che mi ha insegnato i segreti del montaggio e della ripresa. Notturne, gare di auto e moto, set in montagna sotto la neve, mano ferma e trucchetti da vecchia volpe cinematografica.
Mentre continuavo a scrivere headline, payoff e pagine web per agenzie di comunicazione, ho aperto il mio studio di produzione video.
Sono arrivato a Cineramania per imparare dal grande schermo, lavorando come operatore e aiuto regia accanto a Aureliano Amadei e Roland Sejko.
Ho anche diretto Nicola Nocella in un cortometraggio di un minuto. La sfida è stata impegnativa. Raccontare una storia completa in un lasso di tempo così stretto si è rilevato estremamente utile per il mio lavoro, oltre che stimolante.
Successivamente ho lavorato in progetti di Philippe Daverio e Claudio Strinati: respirare il cinema di certi maestri è stata una vera fortuna.
Quelle esperienze sono entrate stabilmente nel mio bagaglio professionale.
Cineramnia tuttavia non è stato il mio primo assaggio di fotogramma. Poco prima avevo partecipato a un concorso per cortometraggi all’interno del XVII Premio Di Venanzo.
Di vincere un premio mi interessava relativamente: ero lì per farmi le ossa, e a dirla tutta ho sempre preferito la supercazzola alla competizione.
Ma quell’anno in giuria c’era Gian Marco Tognazzi. E quando ti ricapita? Dovevo incontrarlo e stringergli la mano.
E per farlo avrei dovuto essere premiato da lui, il che significava dover vincere, o almeno andarci abbastanza vicino.
E così fu. Veni, videi, vici.
Poi ho scoperto che il liceo classico di Teramo cercava un docente di audiovisivi per l’indirizzo in Comunicazione. Sono seguiti cinque anni di progetti in cui ho visto tanti ragazzi appassionarsi alla magia del racconto per immagini. Bello! E bellissimi i cortometraggi e i documentari dei miei alunni. Hanno prodotto anche gli spot con cui la scuola si presentava agli open day. Povera scuola, rovinata dal marketing delle iscrizioni… la maestra Maria non approverebbe. Ma questa è un’altra storia.
La mia storia, invece, prosegue negli anni della libera professione, con i lavori che finanziavano le mie passioni, e viceversa. Ero già contento di creare strategie di comunicazione, lavorare al posizionamento di marca, curare progetti editoriali e scrivere testi in pubblicità. Ed ero contentissimo di poter integrare il video in questo percorso per me stimolante.
Sentivo però che una cosa importante era rimasta in sospeso: volevo ancora assaporare quel rombo delle Alfa Romeo che sentivo tuonare da bambino, e che trovavano pace solo nel parcheggio sotto casa. Ne ero impaurito e stregato insieme. Ancora una volta un suono a muovere tutto: curiosità, passione, studio. Racconto.
Sì, questa cosa andava raccontata, così ho messo in piedi Bialbero, un progetto editoriale che in poco tempo ha raccolto attorno a sé una community di alfisti provenienti da tutta Italia.La cosa che mi interessava davvero era la storia umana dietro ogni restauro – anni di lavoro, soldi, ossessione, un legame con un pezzo di metallo che si fa vivo.
Ho conosciuto personaggi come Walter De Silva e una comunità di appassionati che mi ha commissionato lavori. Con la scusa dei documentari ho guidato le auto dei miei sogni di bambino, e ho fatto pace col rombo maestoso del bialbero. Nel frattempo continuavo a girare spot, e a curare brand e progetti editoriali altrui.
Poi arriva la pandemia, che tutte le feste si porta via. O qualcosa del genere.
In quei due anni di festini condominiali ho dovuto svuotare il bagaglio delle esperienze passate. Dentro c’era la mia cassetta degli attrezzi, un po’ arrugginiti, ma ancora ben funzionanti. Mi sono stati utili a sbarcare il lunario in un momento in cui la comunicazione, nel profondo centro-sud, non pagava più affitto e bollette insieme.
E via di fabbrica (arrotondando qualche testo per i clienti sopravvissuti), con i possenti macchinari industriali a tenere sveglio il neurone addetto alla meccanica, e alla curiosità. Mi hanno buttato in mezzo agli operai, e ne sono uscito responsabile marketing e comunicazione per un’impresa edile che nel frattempo era cresciuta ben più della sua immagine.
Passare dalla tuta blu a giacca e cravatta è stato un attimo. Portare a compimento un lavoro così complesso, beh, è stato un tantino più impegnativo. Ma ha funzionato, visto che oggi l’impresa segue ancora il piano di comunicazione strategica progettato per loro: da edilizia prêt-à-porter a holding dell’ingegneria idrica.
Terminata quella missione, sono tornato a costruire campagne e piani strategici di comunicazione da freelance, col bagaglio di cui sopra sempre più nutrito.
Nel tempo la voglia di imparare nuovi linguaggi e pagare nuove bollette non è mai passata. E così ho spolverato il bisturi per dare vita a Dottormaus, la mia newsletter di diagnosi e rianimazione pubblicitaria.
Su Dottormaus viviseziono campagne per studiarne il principio attivo, e scovare gli agenti patogeni potenzialmente dannosi. Per vedere di nascosto l’effetto che fa capire come mutano i linguaggi nel tempo. Aggiornare strategia e creatività è quello che mi serve per rendere sempre più efficaci le campagne a cui lavoro.
La clinica è su Substack. La trovi qui.