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Alfa Romeo Giulia GT Junior 2.0 Twin Spark: la storia di Fosco e Pasquale Nori, quando la passione è una questione di famiglia.
C’è un momento preciso nel restauro di un’auto d’epoca in cui la fedeltà all’originale cede il passo a qualcosa di più viscerale: la ricerca dell’anima. È quello che è successo nel garage di Pasquale e Fosco Nori, padre e figlio, dove un’Alfa Romeo Giulia GT Junior 1300 è diventata il palcoscenico di un trapianto di cuore che sfida i puristi e celebra la velocità.
Questo documentario non racconta solo di lamiere e carburatori, ma di un legame che attraversa le generazioni sotto il segno del Quadrifoglio.
Tutto inizia lungo le strade di Porto Sant’Elpidio, nelle Marche. Pasquale passa ogni giorno davanti a una carrozzeria e l’occhio cade sempre nello stesso punto: una sagoma che sta perdendo la battaglia contro il tempo. È una Giulia GT, ma appare stanca, quasi rassegnata. La vernice è diventata opaca sotto il sole, la tappezzeria è ormai un ricordo mangiato dall’umidità e il motore, fermo da troppi anni, è bloccato in un silenzio che sembra definitivo.
Ma dove un occhio comune vede un ferro vecchio destinato ai ricambi, un Alfista vede un potenziale di gloria.
Pasquale decide che quella storia non può finire così e la salva. Inizia un lavoro di pazienza certosina: la tappezzeria rinasce tra le sue mani, cucitura dopo cucitura, mentre la carrozzeria viene spogliata e riportata allo splendore originale. Vedere quel bialbero tornare a girare dopo anni di letargo è la prima grande vittoria, ma è solo l’inizio.
Quello che Pasquale non sa ancora è che quel restauro non sarà un punto d’arrivo, ma la scintilla di un’evoluzione tecnica destinata a durare anni, trasformando una 1.3 in una creatura meccanica senza eguali.
Quando l’ho conosciuta, questa Giulia GT Junior era più elastica e docile su strada
La Giulia GT Junior 2.0 Twin Spark protagonista di questo documentario non è mai rimasta uguale a se stessa. Nella sua prima “seconda vita” montava un 1.750 leggermente elaborato: veloce, godibile, con quel tiro pieno in basso tipico del bialbero classico.
Ma per chi ha il cuore alfista forgiato dalle sfide tra ragazzi nei primi anni ’70 e dai ricordi di una GT 2000 acquistata a diciannove anni, “abbastanza” non è mai abbastanza. Nonostante un restauro maniacale del 1.750 — tra alleggerimenti di albero motore e volano, lucidatura delle bielle e pistoni nuovi — a Pasquale sembrava mancasse ancora qualcosa sotto il piede destro.
Quando è uscito il documentario su Bialbero, qualcuno ci ha chiesto perché abbandonare l’iniezione elettronica originale dell’Alfa 75.
Per Fosco e Pasquale la risposta sta nel carattere. Il Twin Spark della 75 nasceva per ottimizzare fluidità di marcia, prestazioni ed efficienza, non certo per inseguire la potenza pura. Per integrarsi nell’anima della GT Junior ha dovuto subire una “regressione controllata”:
La seconda volta che l’ho guidata, sotto allo scalino c’era un 2.0 Twin Spark decisamente meno educato
È qui che la storia si fa interessante. Pasquale e Fosco decidono di osare un po’ di più: montare un 2.0 Twin Spark di derivazione Alfa 75 per spingersi oltre con l’elaborazione. Non è stato un semplice trapianto meccanico, ma una vera sfida ingegneristica vissuta fianco a fianco, tra padre e figlio.
Il motore della 75 era stato concepito per uno schema diverso: il Transaxle con ponte De Dion, soluzione che ha segnato una frattura tra alfisti delle scuole pre e post Alfetta. Per accoppiarlo al cambio della Giulia, è stato necessario progettare un volano specifico, adattando l’albero a 6 bulloni del Twin Spark alla meccanica della serie 105.
Nel layout Transaxle cambio e differenziale sono arretrati al posteriore, a vantaggio della distribuzione dei pesi e dell’equilibrio dinamico. Si paga però qualcosa in termini di precisione e rapidità negli innesti. Riportare quel motore su una serie 105 con cambio in blocco sull’anteriore significa ripensare completamente gli accoppiamenti meccanici.
Per non tradire la risposta e il suono dell’epoca, l’iniezione elettronica Bosch Motronic è stata rimossa per fare spazio a due carburatori doppio corpo. Per installarli è stato necessario installare un collettore d’aspirazione specifico: la testata Twin Spark presenta interassi e inclinazioni dei condotti diversi rispetto al bialbero classico, e solo un collettore su misura può adattare correttamente geometria e flussi alla nuova configurazione.
Pistoni ad alta compressione e alberi a camme con alzata da 13,5 mm. Un intervento talmente millimetrico da richiedere più passaggi in rettifica, per scongiurare interferenze tra le valvole durante la fase di incrocio.
Il risultato finale è un mostro di grazia da 206 cavalli, con un temperamento tutt’altro che garbato. Quando l’ho guidata per la prima volta in questa configurazione — cercando le scuse più ignobili per restare al volante: le riprese vanno rifatte, c’è poca luce, l’audio non mi convince, e così via — ho percepito subito che in basso mancasse qualcosa: la leggendaria elasticità del bialbero stradale. Una “delusione” durata lo spazio di qualche migliaio di giri.
Poi, oltre i 4.000 giri, tutto cambia. Il motore si tende, si svuota dell’educazione e comincia a tirare con una cattiveria che non lascia spazio ai rimpianti.
Oggi, quando Fosco mette in moto e si allontana, Pasquale lo guarda andare via con un pizzico di preoccupazione. Non è la semplice apprensione di un padre, ma il timore di chi conosce fin troppo bene la “febbre” della velocità. Pasquale si rivede ragazzo, quando con la sua prima GT 2000 cercava le prime sfide, misurando il coraggio contro gli altri ragazzi della zona in quelle corse clandestine che hanno forgiato un’intera generazione di alfisti.
È un paradosso che solo un padre appassionato può comprendere: temere per il figlio lo stesso fuoco che gli arde nel petto e, allo stesso tempo, provare un orgoglio silenzioso nel vederlo ardere con la stessa intensità.
Perché la passione, in casa Nori, ha diverse sfumature di metallo. Se la Giulia GT è il tempio del padre, il garage custodisce anche una BMW 320is, il culto del figlio, elaborato da Fosco con la stessa cura maniacale dedicata all’Alfa — e con l’immancabile complicità di Pasquale. Amen.
Quando decidono di lasciarsi alle spalle i limiti del traffico quotidiano, padre e figlio caricano le auto e puntano verso Vallelunga. È lì, tra i cordoli del circuito, che la storia trova il suo compimento. Vedere la sagoma classica della Giulia inseguire l’assetto affilato della 320is non è solo uno spettacolo meccanico: è un dialogo tra epoche, un confronto tra generazioni, due visioni dell’automobilismo unite dallo stesso DNA.
Fosco non sta solo guidando un’auto veloce; sta portando in pista le ore trascorse in officina, le scelte condivise, gli errori corretti. La loro GT Junior 2.0 Twin Spark non è un oggetto da esporre né un investimento da proteggere: è una creatura che ha bisogno di salire a 7.000 giri per continuare a esistere.
La passione, per Pasquale, non si misura in numeri. Come ripete con gli occhi lucidi di chi ha vissuto decenni di asfalto:
“Questa macchina non ha un prezzo, è un pezzo della mia vita.”
Ogni auto d’epoca custodisce un segreto, un sacrificio, una forma d’amore. Se anche tu, come Pasquale e Fosco, hai dedicato tempo e passione a un restauro o a un’elaborazione che ha cambiato la tua vita, parliamone.
Il mio lavoro è trasformare quella dedizione in un racconto visivo destinato a restare. Perché il valore di un’auto non è mai soltanto un numero.