Ritmo, parole, ordine delle informazioni: tutto deve portare a un risultato — non per gusto, né per estetica, ma per direzione.
È un lavoro di architettura del messaggio: come guidi la percezione, dove metti le prove, cosa fai arrivare prima e cosa lasci lavorare dopo. La chiarezza arriva dalla gerarchia, non dall’accumolo.
Nel corporate questa capacità fa la differenza. Perché spesso la sostanza c’è già: manca solo il modo di renderla leggibile e memorabile.